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Crisi del comparto ortofrutticolo

 

La crisi del comparto ortofrutticolo ha spinto la Confagricoltura di Caserta a  predisporre un documento il contributo degli operatori associati che il Presidente Ing Raffaele Puoti ha trasmesso ai Parlamentari europei e nazionali.

"Nell’anno 2014, il fatturato lordo delle aziende agricole produttrici di frutta fresca estiva, ed in particolare pesche, nettarine, albicocche e susine, si è ridotto sensibilmente a seguito di una congiuntura economica, italiana ed anche europea – la crisi ha investivo anche ulteriori nazioni come la Spagna, la Grecia e la Francia, anch’esse produttrici dello stesso prodotto - estremamente negative, dovute ad una pluralità di aspetti e ragioni che non sono solo di tipo commerciale.

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Pertanto, riteniamo che è necessario ed indispensabile che il nostro Governo, ed eventualmente quello dell’Unione Europea, intervenga, per quest’anno, con misure straordinarie che consentano di abbattere i costi aziendali delle singole imprese agricole, come:

1.      Sgravio fiscale e contributivo;

2.      Rimodulazione mutui agrari sia per investimento che per conduzione: nuovo contratto con interessi più bassi e/o allungamento del rateizzo;

3.      Riduzione del costo del carburante agricolo e/o integrazione assegnazione;

4.      Abbattimento del premio assicurativo aziendale sulla produzione;

5.      Azione di pressione sulla Grande Distribuzione al fine di ridurre e contenere la forbice di prezzo per chilo di prodotto tra il produttore agricolo e il consumatore finale che ad oggi, per prodotti non in promozione, oscilla tra € 1,30 e € 1,50, raggiungendo – per alcuni prodotti – anche 2/3 euro. A fronte di un saldo lordo al produttore di € 0,20/0,30 per chilo di frutta.

Inoltre, la crisi commerciale della frutta fresca estiva è un evento che, in maniera più o meno accentuata, si ripete ciclicamente nel corso degli anni, determinando, unitamente a ulteriori fattori insiti nella lavorazione e nella produzione agricola come i fenomeni meteorologici e le condizioni agroambientali, un fatturato lordo aziendale aleatorio ed incerto.

Pertanto, a nostro avviso, risulta opportuno affrontare la problematica commerciale della frutta a livello europeo tra i Paesi produttori maggiormente rappresentativi - Italia, Spagna, Grecia e Francia - oggi che la crisi interessa tutti.

È necessario definire una larga intesa tra i Paesi produttori della frutta con cui si stabilisca: prodotti, aree di produzioni, quantità prodotte, tempi e modi di commercializzazione.

Si dovrebbero individuare per singolo paese:

1.      Le aree vocate di produzione con specifico incentivo ed esclusiva contribuzione per gli investimenti di comparto in dette aree;

2.      Le quantità di produzione per singolo Paese. Eventuali eccedenze potrebbero abbattersi anche con aiuti diretti e/o indiretti alla conversione produttiva, fintanto che non si raggiunga il livello di quantità definito;

3.      Favorire la commercializzazione del prodotto interno rispetto a quello eventualmente importato. Potrebbe essere utile individuare limiti all’importazione nei periodi di maggiore produzione interna di frutta.

4.      Incentivare l’aggregazione semplice e non complessa di produttori nel rispetto delle singole entità. Le reti di impresa sono uno strumento che soddisfano ampiamente tali aggregazioni;

5.      Ridurre drasticamente la forbice di prezzo commerciale tra quanto viene pagato al produttore e quanto il singolo consumatore paga al banco frutta della GDO."

 

 

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