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Il rispetto dell'ambiente e l'uso corretto del territorio provinciale è il presupposto di una agricoltura competitiva.

di Antonio Marulli Presidente Confagricoltura Caserta

Duole constatare come la percezione dominante sia l’assenza di una gestione razionale e sostenibile del territorio così come di una seria e razionale tutela ambientale.

E’ proprio necessario confrontarsi con situazioni di crisi, di emergenza,  per rendersi conto  che una corretta gestione del territorio e dell’ambiente  costituiscono il presupposto fondamentale e imprescindibile per la  sicurezza ed il benessere delle popolazioni  così come per le loro economie?

Qui da noi,  come altrove, gli enti e gli organi deputati alla tutela e alla programmazione, abbondano, ma non sembrano in grado di svolgere i loro compiti istituzionali e a volte si ha l'impressione quasi non vedano lo scempio che si manifesta proprio sotto i loro occhi.

Per tutti basti l’esempio dell’Agro Caleno,  indicato dagli strumenti urbanistici  come l’area a vocazione agricola per eccellenza, l’anima verde della nostra Provincia, il suo cuore pulsante;  area che  conseguentemente è  la destinataria privilegiata delle provvidenze  comunitarie. Ebbene nulla di tutto questo!

Gli strumenti  in vigore come il PTR (Piano Territoriale Regionale) e il PTCP (Piano Territoriale di coordinamento Provinciale) in corso di approvazione, nel mentre confermano la destinazione e vocazione per un’agricoltura vera, un agricoltura che conta, che produce, che arriva ai mercati nazionali ed internazionali - quella delle eccellenze alimentari di cui siamo fieri e di cui vogliamo continuare ad essere fieri - le sottraggono al contempo ben mille ettari di terreno fertile per un discutibile progetto aeroportuale intercontinentale. Progetto discutibile sia in considerazione delle  vicissitudini dello scalo di Malpensa, sia per l’ampiamento dell’Hub internazionale di Fiumicino (oramai a meno di due ore da Napoli con l’alta velocità)  e che oltre a danni gravissimi alle nostre produzioni  di eccellenza ed alle nostre aziende ( quelle di allevamento bufale forse   costrette a traslocare fuori provincia ! ) comporterebbe l’azzeramento di tutto il lavoro compiuto in questi ultimi anni per rendere irrigua la medesima  area e migliorare il drenaggio delle acque.

Gli strumenti di programmazione urbanistica nel mentre  si prefiggono di assicurare un giusto rapporto tra aree rurali, verdi in senso lato, e quelle urbanizzate  ( e quindi una riduzione dello scellerato consumo di terreno fertile per altri scopi ! ) dimenticano di affrontare il nodo cruciale delle aree industrializzate abbandonate o sotto utilizzate  così come quello  delle mille aree PIP sorte in modo scomposto e non coordinato tra loro che causano scempio del territorio e del suo paesaggio ( e poi vogliamo incrementare il turismo con fiere e sagre di rione ! ).

E’ di questi giorni la notizia di una possibile delocalizzazione del nuovo temovalorizzatore di Napoli e che questo possa  essere ubicato qui da noi nel comune di Capua con il conseguente flusso di rifiuti dal luogo di maggior produzione, a quello di stoccaggio e poi a quello dello smaltimento finale soluzione piuttosto anomala, soprattutto se riteniamo che le strutture da costruire siano moderne, efficienti e adeguatamente controllate e protette e pertanto localizzabili anche nei pressi dei centri abitati. 

Sempre qui da noi possiamo elencare altre evidenze di scarsa attenzione alle problematiche ambientali, pensiamo a Biopower, centrale per la produzione di energia elettrica da biomasse. La centrale e’ ora ferma per disavventure procedurali , a regime dovrebbe bruciare massa vegetale preferibilmente raccolta nel raggio dei 70 km anche se, come noto, per le sue dimensioni non esista in questi confini massa verde sufficiente per la sua alimentazione e che il suo trasporto, oltre il raggio indicato, vanificherebbe il beneficio ecologico prodotto.

Pensiamo a Esogest , la sua licenza e’ stata  annullata dal  Consiglio di Stato,  e che insiste sempre nello stesso  areale ad alta vocazione agricola con aziende storiche certamente preesistenti a quella di una struttura così controversa e mai digerita dalle popolazioni locali.

Solo un cenno infine alla centrale a metano Cales sorta proprio accanto ad altra area industriale dismessa, mai riconvertita ne’ bonificata, ed infine ad un improponibile impianto metallurgico ancora in cerca dei buoni uffici di qualche comune.

Come rappresentante di agricoltori in Terra di Lavoro mi domando perché dovremmo mai continuare ad investire con queste premesse, con questa disattenzione verso il nostro comparto?

Sfatiamo subito la falsa convinzione che i nostri investimenti siano fortemente sovvenzionati, e’ proprio vero il contrario! Nella provincia a maggiore vocazione agricola, la nostra, e sempre nella sua area più vocata i pochi fortunati, e sono veramente pochi, che vedono approvate misure del PSR, dopo un esageratamente lungo e tortuoso percorso irto di inutili ostacoli più, tesi a scoraggiare che ad incoraggiare, ricevono un contributo pari al 30% del loro investimento ammissibile al netto dell’Iva che per noi agricoltori è comunque un costo.

Resta da dire che nell’ultimo decennio le nostre aziende hanno comunque investito e hanno investito tanto, adeguando le loro strutture, diversificandole, ampliandole, trasformandole, rendendole a norma con le mille leggi e leggine, e si sono preparate a competere nel cd Global Village e… cosa ricevono? Malgoverno urbanistico, mala gestione del ciclo dei rifiuti – che penalizza gravemente le nostre esportazioni e non solo! – cementificazione selvaggia, appesantimento burocratico sempre più oneroso ed ostile ( quasi fossimo  nemici da abbattere ! ), disattenzione  da  parte di una classe politica sempre più distante dai problemi del paese e dalla sua economia reale.

E’ ora di voltare pagina, il paese ha bisogno di esempi cui ispirarsi, di modelli con cui confrontarsi, di una politica capace, amica, efficiente che conosca il valore del lavoro, che sappia fare prima di comunicare.

 

 

enapa

 

 

 

 

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