Home Notizie Documenti
 

 

logo caserta
2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 Prima Pagina

 

Contro le inefficienze dell'AGEA  la protesta a Roma degli agricoltori: “Mobilitati per far sentire le nostre ragioni"

 

La protesta non solo contro i ritardi di AGEA ma anche contro le pratiche burocratiche che affliggono gli imprenditori

 

L'iniziativa promossa da Cia, Confagricoltura, Copagri nasce per dire basta all'indifferenza e all'assenza di risposte da parte delle istituzioni nei confronti dei gravi problemi che stanno portando al collasso del settore primario in Italia. Da qui lo slogan provocatorio: "Ei Fu…siccome immobile" che caratterizzerà la giornata di protesta.
 
Iniziative in tutta Italia, con Roma, Bologna e Catanzaro piazze centrali della protesta. Gli agricoltori manifestano il 5 maggio, per chiedere risposte urgenti sui problemi fondamentali che stanno caratterizzando la congiuntura e bloccano la via verso una prospettiva di sviluppo. Le rivendicazioni hanno il loro focus sull'inefficienza della macchina burocratica ed amministrativa e, nella fattispecie, nei ritardi dei pagamenti Agea (una azienda agricola su quattro attende ancora la liquidazione per la PAC 2015). Anche mediante un'amministrazione che funziona si arriva alla competitività delle imprese. Ma la cattiva gestione burocratica non è il solo male che grava pesantemente sul settore: costi di produzione insostenibili e prezzi in caduta libera impongono un nuovo sistema di relazioni di filiera fondato sull'equità e che riconosca il ruolo basilare della produzione agricola;  l'export agroalimentare va bene ma esige il supporto della politica per una celere soluzione sull'embargo russo e per porre la questione della tutela delle indicazioni geografiche e della lotta all'italian sounding a livello nazionale, europeo e in sede di WTO; la PAC va reindirizzata nella direzione dell'effettiva innovazione e crescita delle imprese agricole; occorre definire una volta per tutte le regole sulla trasparenza e sull'informazione al consumo, a partire dall'etichettatura obbligatoria dell'origine;  nonché sulla reciprocità delle condizioni di produzione negli accordi bilaterali tra la Ue i Paesi Terzi.

Non è più ammissibile, inoltre, disperdere le risorse disponibili e, anzi, occorre rilanciare gli investimenti sia per quel che concerne quelli della PAC e, in particolare, dei PSR, sia per quanto riguarda un intervento pubblico nazionale che dev'essere la naturale estensione di un governo che crede nel settore in una chiave moderna e di svolta per l'economia del Paese. Queste alcune delle ragioni alla base della mobilitazione del 5 maggio.

 

Agricoltura: insieme di valori da sostenere per garantire la crescita duratura del paese.

Questo è il documento a sostegno della mobilitazione del 5 maggio

 

L’agricoltura italiana assicura sicurezza alimentare, qualità, servizi ambientali, presidio ed identità dei territori, valorizzazione del patrimonio storico-culturale del Paese. E’ essenziale per il benessere individuale e collettivo delle comunità rurali e delle città.

L’agricoltura può contribuire a dare senso e concretezza al futuro dell’Italia e dell’Europa. Il sistema delle imprese agricole ed agroalimentari ha potenzialità effettive per fornire un contributo essenziale alla crescita economica sostenibile del paese, all’occupazione, allo sviluppo della bioeconomia, alla valorizzazione del paesaggio, alla difesa idrogeologica di un territorio sempre più fragile ed al “made in Italy come bene comune”.

L’agricoltura, però, non è entità astratta e bucolica, ma una realtà di donne, uomini, aziende con storie, culture, opportunità, ma anche problemi evidenti e gravi difficoltà di reddito che meritano approfondita attenzione. Sono necessari interventi urgenti a tutti i livelli (Ue, Governo, Regioni) per superare la crisi, assicurare liquidità ed investimenti, rilanciare la competitività e porre basi solide sulle quali costruire lo sviluppo futuro.

Da pochi mesi è iniziata l’attuazione di un nuovo periodo di programmazione della Politica Agricola Comunitaria - PAC (2014-2020) che impegnano risorse pubbliche (soprattutto europee, ma anche nazionali e regionali) significative. Ma ritardi, problemi burocratici, inadeguatezze degli strumenti operativi rallentano il loro utilizzo, in un generale quadro di incertezza.

In molti settori i prezzi all’azienda sono inferiori ai costi di produzione e corrispondono ai valori reali degli anni 90 del secolo scorso.

L’agricoltura è al centro del fenomeno della deflazione, con prezzi bassi al consumo che partono da quelli riconosciuti alle imprese agricole nelle campagne. A marzo scorso le quotazioni all’origine dei prodotti agricoli sono state mediamente dell’11,1% inferiori a quelle di marzo 2015.

Forte è lo squilibrio lungo la filiera agroalimentare: per ogni euro che paga il consumatore finale, solo 15 centesimi vanno all’impresa agricola, talvolta anche meno. Le filiere agroalimentari, in molto settori, non creano valore aggiunto ed al loro interno manifestano evidenti squilibri.

E’ necessario un nuovo sistema di relazioni di filiera fondate sull’equità che determinino un agroalimentare vincente, economicamente solido, con un ruolo centrale dell’agricoltura.

Occorrono nuove strategie per investire ed innovare, soprattutto nel Mezzogiorno, e ripensare gli strumenti contrattuali che oggi penalizzano le componenti più deboli del sistema: agricoltori e consumatori.

Cosa fare subito:

       Occorre far ripartire una spirale virtuosa al rialzo dei prezzi che può costituire un fattore decisivo di crescita. Favorendo i consumi interni e l’export ma innanzitutto promuovendo investimenti ed innovazione per creare maggiore valore aggiunto nella filiera.

      Modificare la Politica Agricola Comunitaria nella riforma di medio periodo e ripensare radicalmente al suo futuro: accrescere pagamenti accoppiati ai settori in crisi, ripensare il greening, sviluppare servizi reali di difesa e sostegno all’impresa, semplificare radicalmente gli strumenti di gestione del rischio, anche a tutela del crollo dei prezzi. Occorre un forte slancio per l’innovazione, l’internazionalizzazione, il ricambio generazionale.

      Favorire una economia contrattuale più equa e trasparente, con una nuova dinamica tra iniziativa pubblica e privata. Sviluppare gli organismi e le relazioni interprofessionali, applicando la legislazione europea e nazionale. La filiera deve tornare ad essere un luogo di creazione di valore, distribuito equamente tra tutte le sue componenti.

 

      Lanciare immediatamente le azioni del Psr, ma anche i vari interventi nazionali discussi da tempo, come le varie misure riguardanti il piano latte o quello olivicolo.

 

      E’ altresì necessario pensare al settore agricolo quando da qui a qualche mese si stilerà il grande Piano per il Sud progettato nel Governo. E’ incontestabile partire dalle infrastrutture dei trasporti, ma anche i settori come quello agricolo ed agroalimentare necessitano di importanti interventi,

 

      Favorire politiche per il rilancio del consumo interno e incentivare le attività di promozione del made in Italy sui mercati maturi ed emergenti. Lanciare un programma di comunicazione istituzionale per favorire il consumo informato e consapevole dei cittadini, valorizzando la qualità e la sicurezza sanitaria delle nostre imprese. In tal senso va valutata sino in fondo l’opportunità di chiedere alla Commissione europea di consentire in via eccezionale di apporre obbligatoriamente l’origine delle materie prime per lattiero caseari e derivati della carne suinicola. In analogia con quanto proposto alla Francia.

 

      Condurre una completa valutazione di impatto sugli effetti delle concessioni su alcuni mercati ed applicare idonee misure di salvaguardia nonché il principio di reciprocità negli scambi commerciali con i paesi terzi. Questo anche per evitare di importare materiali di propagazione infetti e soprattutto per bloccare le importazioni di alimenti prodotti con fitofarmaci vietati in Italia ed in Europa.

Il rapporto con la pubblica amministrazione. Semplificazione, efficacia ed efficienza.

E’ uno dei capitoli più problematici nonostante le dichiarazioni di principio e le azioni poste in essere dal Governo e dall’Amministrazione.

C’è da chiedersi a che punto siano i progetti di un Ministero unico dell’Agroalimentare e l’approvazione del “collegato agricolo” con tutti i provvedimenti per il settore in esso contenuti.

Riguardo le questioni più legate alle procedure, gli agricoltori avevano sposato la logica di semplificazione ed efficienza del progetto “Agricoltura 2.0”. Purtroppo però non è stato valorizzato il ruolo che le organizzazioni agricole potevano e possono avere in termini di sussidiarietà orizzontale.

Cosa fare subito:

Riavviare il dibattito e rilanciare definitivamente il progetto del Ministero dell’Agroalimentare che unisca le competenze delle politiche agricole e delle politiche industriali dell’agrofood e dei comparti della bioeconomia.

Affrettare l’approvazione del “collegato agricolo” e poi conseguentemente dei provvedimenti in esso contenuti. Si tratta in fondo di un progetto di legge che risale a tre anni fa, con la legge di stabilità 2014 approvata ormai a fine 2013.

      Riformare radicalmente il sistema Agea - Enti Pagatori - supporti informativi. Superare i ritardi inaccettabili nei pagamenti degli anni scorsi e la totale incertezza sui valori e sui tempi di quelli futuri. Eliminare tempestivamente i mal funzionamenti del sistema informatico. Risolvere i tanti problemi burocratici che riducono o ritardano taluni pagamenti, come i premi accoppiati e le superfici pascolative.

Servono misure straordinarie ed un’azione di riordino strutturale a partire da Agea Coordinamento che coinvolga adeguatamente le strutture delle organizzazioni degli agricoltori primi utenti e beneficiari del sistema, anche per evitare continue richieste di proroghe alla Comunità Europea.

      Semplificare ed innovare i tanti “corpi strumentali intermedi” non più efficaci e ulteriore motivo di perdita di competitività. In tal senso il piano di sviluppo rurale nazionale è da rivedere completamente per andare incontro alle esigenze delle imprese. Prevedendo un sistema di assistenza vera alla zootecnia italiana in difficoltà, riformando la legislazione vigente, nonché forme nuove ed efficienti di assicurazione del rischio, anche tramite i fondi mutualistici che siano facilmente accessibili alle imprese agricole.

      Effettuare davvero i processi di semplificazione delle procedure e dei controlli in vari settori (olio, zootecnia, settore vitivinicolo, multifunzionalità).

La tutela dell’impresa.

Oggi le imprese sono alle prese con tanti problemi, che ostacolano fortemente il loro funzionamento, frenano gli investimenti, accentuano le difficoltà economiche, creano incertezza per il futuro

Cosa fare subito:

      Emanare al più presto una legislazione ed una programmazione a difesa del suolo per ridurre il suo consumo ed assicurare stabilità idrogeologica, salvaguardando e valorizzando il ruolo delle imprese agricole.

      Affrontare il problema del recepimento delle tante normative europee in campo ambientale e di gestione degli allevamenti che vanno recepite tenendo conto delle esigenze di crescita e sviluppo del settore. Solo per citare alcuni esempi: l’utilizzo degli agro farmaci e dei farmaci veterinari, la gestione dei capi zootecnici e del loro benessere, la tematica delle emissioni in atmosfera. Occorre poi rilanciare la produzione di energie rinnovabili

      traguardando gli obiettivi europei al 2030 sul clima energia.

      Garantire sicurezza e legalità nelle campagne contro i furti e le pressioni di vario tipo a partire da quella della criminalità organizzata.

      Va poi chiarito il giusto ruolo della Rete del lavoro agricolo di qualità. Uno strumento nato per razionalizzare il sistema dei controlli nelle aziende agricole e che va semplificato nelle sue modalità di accesso, scoraggiando il suo utilizzo come strumento per selezionare sul mercato gli operatori, che rischia di deprimere ulteriormente i prezzi riconosciuti agli agricoltori.

      Affrontare con decisione il problema della crescita incontrollata dei selvatici, sviluppando piani di contenimento preventivi pubblici efficaci per tutta fauna selvatica (ungulati, predatori, uccelli) e risolvere il problema del “de minimis” per garantire il risarcimento completo dei danni.

In generale riguardo al “de minimis” va rinnovata con decisione la proposta già avanzata di aumentare la soglia per le imprese agricole dagli attuali 15mila euro in tre anni ad almeno 50mila euro nel triennio. Una richiesta che sinora la Commissione europea sembra ignorare nonostante la crisi conclamata di molti comparti che richiederebbe invece interventi europei ma anche nazionali tramite aiuti di stato. Disposizione che favorirebbe anche un rilancio degli investimenti in sicurezza e salute nei luoghi di lavoro

 

Home      Notizie      Documenti

 

 

free counters