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bufale.jpg (5346 byte)Allarme degli allevatori per le proposte modifiche al Disciplinare della Mozzarella di bufala Campana

In questi giorni un lettore attento di giornali e siti web è certamente disorientato e se ha la fortuna di abitare in Campania a dir poco allibito.

La colpa di tale stato d’animo è tutta del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana che in contemporanea esce sui giornali chiedendo a Fiorello di non usare il termine bufala per indicare una cosa non vera e inserisce lo stesso e i Coldplay nel lungo elenco dei beneficiari di una fornitura a vita del mitico prodotto, mentre grandi manifesti invitano tutti a frequentare i caseifici campani il 10 e l’11 dicembre per degustare la mozzarella all’origine, riportando il motto “o è così o non è”, purtroppo negli stessi giorni ha convocato gli allevatori, produttori della materia prima senza la quale la mozzarella non si può fare, il latte, per informarli di aver immaginato alcune modifiche al Disciplinare che in sostanza porterebbero il prodotto da uno essere trino, nel senso che esisterebbero nello stesso disciplinare un prodotto “tradizionale” mozzata a mano con regole più rigide e maggiori controlli, uno “normale” e una linea non meglio definibile per la ristorazione surgelata!!

E’ evidente che l’ipotesi è surreale e che difficilmente troverà accoglimento presso il Ministero e la Comunità Europea, non trovando neanche esempi nei pur numerosi prodotti tutelati in Italia, ma soprattutto aumenterebbe la confusione del consumatore che già oggi si trova sullo stesso scaffale la DOP, la STG e la mista.

La vera “bufala”, nel senso peggiore del termine, la vuole mettere in piedi proprio il Consorzio di Tutela smentendo il proprio motto “o è così o non è”: di grazia così come? La uno, la due o la tre? Allegria!!

La scelta, maturata purtroppo all’interno dei nuovi Organi Statutari recentemente rinnovati, non trova alcuna giustificazione commerciale e per alcuni versi non è un messaggio rassicurante per i consumatori: quale necessità c’è di distinguere in modo così drastico chi vuole produrre, rispettando l’attuale Disciplinare, adeguato recentemente nel 2008, un prodotto mozzato a mano? Sembra quasi un avvertimento punitivo.

Ciò che preoccupa veramente è la paventata linea per la ristorazione che, per come viene descritta, snatura il prodotto tutelato lasciando per strada sia la tipicità che la tradizione, prevedendo, addirittura, un “pane” di 10 Kg surgelato. Addio prodotto fresco e caratteristiche organolettiche descritte nel Disciplinare. Riflettendo non si è neanche convinti che un tale prodotto possa avere un mercato e questa perplessità apre la mente ad altre preoccupazioni.

Riteniamo che per l’ennesima volta si cerca di intervenire in modo maldestro su un Disciplinare che non andrebbe modificato per niente, mentre le soluzioni dei problemi della filiera, che certamente esistono, andrebbero ritrovate nelle relazioni interprofessionali che volutamente si sono evitate in questi anni da parte del mondo della trasformazione.

Gli allevatori che hanno sorretto il comparto con evidenti e noti sacrifici negli ultimi anni, inviano un accorato appello: non distruggiamo la Mozzarella di Bufala Campana per il gusto di inseguire false chimere o interessi di parte.

 

 

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